sabato 13 dicembre 2008

Locus amoenus e locus desperatus



La Vita è fatta di riferimenti, non vi è ombra di dubbio. Questi vengono quotidianamente utilizzati per misurare sentimenti, sensazioni o dati di rigore scientifico. Le unità di misura vengono computate mediante l'utilizzo di riferimenti, la nostra Vita ha bisogno di figure di riferimento, il nostro cuore ha bisogno di luoghi di riferimento.
Alcuni autori classici avevano individuato nel "locus amoenus" quell'elemento del paesaggio che rappresentava questo "luogo - non luogo" dove era possibile raggiungere la stabilità dell'Animo. Io nel mio piccolo, dato che sono molto legato alla mia Terra, mi sono ricavato un piccolo "locus amoenus" a Monte di Rovagnate, e nella foto qui sopra lo mostro nella versione invernale, vista la stagione. Credo che la collina dei cipressi sia un luogo unico e magico allo stesso tempo.
Un pò di storia. I cipressi vennero messi a dimora nel corso dell'Ottocento lungo tutti i confini della proprietà della Marchesa D'Adda Busca di Lomagna, che aveva fatto della cosidetta tenuta "Busca delle due Galbusere" (che sarebbero Galbusera Bianca e Galbusera Nera) la sua casa di campagna. I cipressi vennero piantati come sentinelle lungo i confini della tenuta (come quello fotografato nel post sull'inverno) ed una cerchia degli stessi venne messa a dimora sulla sommità della collina dei cipressi, che rappresentava in sostanza il "belvedere" della proprietà. Sicuramente, come ogni luogo elevato e con in vista il sole all'alba, tale collina venne utilizzata nella notte dei tempi per riti propiziatori. Neanche troppo tempo fa ho assistito ad un rito di "Beltane" (l'inizio della stagione luminosa per i celti, nella notte tra il 30 aprile e il 1° maggio) messo in scena (era il caso di dirlo) da dei giovani leghisti abbastanza imbranati che credo avessero cercato informazioni sul rito qua e là su internet. La scena fu bellissima. Io mi trovavo sul posto con una mia carissima amica esperta della materia che, nel suo stile, non seppe restare in silenzio facendo notare gli errori del rito. Non vi dico che figura fece colui che guidava il gruppo. Di Beltane più tranquilli ne ho fatti con questa mia amica al mio "locus amoenus", e credo che ci sia ancora la traccia di cera verde sui sassi.
Le parole spesso fuggono di mano, come in questa occasione. Stavo parlando della collina dei cipressi come mio "locus amoenus" e mi son perso in mille rivoli...
Tornando sul tema, per me questo luogo è una sorta di riferimento. Ci sono stato in ogni stagione ed in ogni ora del giorno e della notte, facendomi accarezzare il viso dalla brezza che corre sempre tra un cipresso e l'altro, sedendomi sul troncone di un cipresso tagliato alcuni anni fa ed ancora molto odoroso. Chissà quante altre persone hanno utilizzato questo luogo a questo scopo. Sarebbe bello un giorno, in una notte di luna piena, trovarci tutti (intendo coloro che hanno trovato nella collina dei cipressi quello che vi ho trovato io) sulla sommità di questo "locus amenus" a parlare liberamente: "liberi pensieri su libero suolo, libere emozioni liberamente vissute"... Oltre che del "locus amoenus" stasera volevo parlare anche del "locus desperatus" di filologica memoria, estendendolo alla razionalità dell'agire. Ma ritornerò sull'argomento nei prossimi giorni.
(nella mia foto di oggi: Monte di Rovagnate, la collina dei cipressi innevata)

3 commenti:

Taglia46 ha detto...

bella descrizione, abbiamo tutti bisogno di un luogo che ci faccia stare bene.

http://geoportu.blogspot.com

Anonimo ha detto...

In effetti ognuno di noi ha bisogno di un "punto" di riferimento, un luogo, una persona, un oggetto... qualcosa in cui recuperare la propria energia e rigenerarsi!
Mi piacerebbe vedere questo "locus amoenus"... dev'essere pura magia!

cate ha detto...

Apprezzare e amare i nostri piccoli paradisi che ci circondano non è da tutti.....
chi ha nel cuore e negli occhi questi posti ti può capire....
"locus amoenus".....un luogo dove ritrovare sè stessi.....dove rimanere solo con sè stessi e ritrovarsi...un saluto cate