giovedì 28 maggio 2009

Silenzio. E' il tramonto.

Stasera ci siamo fermati in tanti. Strano fenomeno, nel turbinio del quotidiano. Eppure, sul far della sera, qualcosa di magnifico ha attratto il nostro sguardo. Qualcosa che non dipendeva da noi. Siamo stati rapiti da una luce rosata da Ovest, nel cielo limpido e ventoso: è stato un magnifico tramonto. Ci ha rapito lo sguardo. Silenzio. Ognuno ci metta del suo.
Lo scenario a cui i nostri occhi hanno assistito sono stati diversi a seconda di dove eravamo. Io ero a Monte di Rovagnate con un amico: il nostro dialogo si è interrotto, rapito dalla luce rosata: ho fermato nella foto qui sopra il crinale del Belvedere di Cereda. Qualcuno a Montevecchia ha osservato rapito la pianura oltre la quale si stagliava il Monte Rosa ancora più rosa del solito, qualcuno al lago ha osservato il riflesso delle nuvole rosa nell'acqua, qualcuno in montagna ha visto la neve colorarsi di rosa, qualcuno ha osservato lo spettacolo abbracciando l'uomo/la donna amato/a; qualcun altro è stato rapito dalla luce ma non è riuscito a vedere il tramonto perchè aveva magari di fronte una casa, abitando in città; qualcuno, lavorando al chiuso, non si è neanche accorto.
E' bello pensare che in tanti abbiamo condiviso qualcosa di bello: impariamo a fermarci di più al cospetto di tale meraviglia: tutto passa, il piacere resta. Dedichiamo questo tramonto a chi non ha potuto vederlo. Nel piccolo di questo blog, condivido la foto: anche se dal vivo è tutta un'altra cosa...
(nella mia foto di oggi: il tramonto al Belvedere di Cereda a Perego)

lunedì 25 maggio 2009

Varenna. Surreale calma piatta.

Varenna, maggio 2009.
L'afa si fa sentire anche se il sole gioca a nascondino con le nubi: la luce è strana, cheta è l'acqua. La bruma avvolge il Lario e le cime tra il lago e la Svizzera. Una barca a vela di fronte a me, ferma, immobile, abbandonata. Senza vele gonfie mette un pò di tristezza. Arriva un traghetto, l'albero della barca ondeggia, le onde si infrangono sulla darsena.
Sul tavolo uno spritz ormai caldo, mancava il ghiaccio: sul lungolago di Varenna risparmiano pure quello, nonostante il prezzo. Ma la cosa più strana è davvero la luce, come l'assenza di una bava di vento. Penso e taccio, alternando al dialogo con la persona che ho di fronte: io che parlo sempre, a volte troppo. Si dirà che son diventato riflessivo. Non ancora, ero solo pensieroso, come spesso m'accade nel fine settimana: quando la Vita scorre meno tumultuosa.
Varenna, maggio 2005.
Le luci brillavano sul lago. Le stelle erano alte nel cielo terso e limpido. La sera era calata da poco, ed il luccichio delle luci nell'acqua era un tutt'uno con le stelle del cielo. Tirava una brezza abbastanza intensa, che scendeva dalla montagna, s'incuneava nei vicoli, si buttava sul lago creando un pò di onde. Tacevo, a volte non serve parlare. Strano, io che parlavo sempre, a volte troppo. Ero riflessivo? No ero estasiato dalla presenza che avevo al mio fianco. Il vento mi dava i brividi ed il resto li amplificava. Come qualche giorno dopo quella serata ho descritto con queste parole: "La nostra essenza si unisce volando nel vento in dolce armonia. L'infinito si fa presente, il presente si fa eterno. Tutto passa. Il piacere resta".
Tra le due "impressioni da Varenna" son già passati quattro anni: e avevo tanti pensieri in più, e non è colpa della persona che avevo di fronte. Ma il cerchio è chiuso. E' chiuso!
(nella mia foto di oggi: il lago da Varenna)


lunedì 18 maggio 2009

Il profumo del maggengo

In questi primi giorni caldi di maggio il profumo del maggengo è in ogni dove. L'essenza della Brianza è una enorme fienagione: il foraggio è una delle componenti più tipiche del nostro paesaggio agrario. In fondo, dopo le primizie dell'orto, il fieno è il primo prodotto dei campi della stagione agraria. Il primo taglio, comunemente chiamato "maggengo", è il più ricco dell'anno: l'erba contiene infatti, oltre allo stelo, anche la semente ed il fieno risulta quindi particolarmente ricco. Del resto il maggengo ci mette diversi mesi ad essere pronto... I prati hanno vissuto la nebbia dell'autunno perdendo il loro colore smeraldino, sono stati coperti dalla brina e dalla neve dell'inverno ed ingrassati con il letame delle stalle, diventando ancora più spenti e marroni. Coi primi tepori e la pioggia primaverile l'erba esplode e cresce rigogliosa, come se nell'inverno avesse immaganizzato la forza... Poi ecco i fiori di campo ad ornare i prati di nuovo verdi, prima dell'arrivo della falce. L'erba avvizzisce, cambia colore, viene raccolta nelle classiche "andane" prima di essere imballata od insilata per essere usata tutto l'anno.
Il primo taglio è il maggengo ("maggeng"), come già detto, poi c'è il cosidetto "uston" nel mese di luglio e negli anni migliori con una stagione estiva non troppo siccitosa, anche il "terzoo", a settembre... Anche i prati seguono l'andamento delle stagioni, come ogni cosa, animo compreso.
Perchè anche l'animo, assaporando il profumo del maggengo, sente dentro di sè il profumo dell'estate ormai imminente: che sarà annunciata dai ciliegi che si ammanteranno di rosso: e si sà, una ciliegia tira l'altra... Ma questa è un'altra storia, tra pochi giorni. Il mare intanto sussurra lontano, come un richiamo innato, e a pensare che non lo vedo dal mese di settembre 2007: sembra impossibile... Ma tra poco potrò assaporare ancora la salsedine, tra pochi giorni... Ho un appuntamento con me stesso al mare, su un molo non casuale di un posto non casuale, per continuare la chiusura del cerchio... Forse... Parafrasando Lucio Battisti nel testo di Pasquale Panella, "un puntuale appuntamento molto occasionale..." (Tu non ti pungi più, 1990)
(nella mia foto di oggi: "andane" di fieno a Montevecchia)

domenica 10 maggio 2009

Il sapore dei ricordi

Quello che sta sparendo avvolto nel buio della notte è stato un fine settimana sicuramente più positivo dello scorso. Ho potuto fare tante cose dedicando a loro il giusto tempo, ho ritrovato amici che non vedevo da un pochetto e ho potuto anche pensare un poco.
In questa serata la meditazione mi porta sui ricordi, fenomeno in realtà non molto raro. Qualche post fa avevo scritto "Il cerchio è chiuso" come percezione di un evento che avevo vissuto senza eccessive controindicazioni. In realtà dopo una resistenza incredibilmente incredibile avevo avuto un ritorno di pensieri immersi nel passato: "Vaghe stelle dell'Orsa, io non credea tornare ancor per uso a contemplarvi sul paterno giardino scintillanti, e ragionar con voi dalle finestre di questo albergo ove abitai fanciullo, e delle gioie mie vidi la fine" (Giacomo Leopardi, Le Ricordanze).
Pensieri avvolti nel passato che si muovono con la sicurezza delle cose fatte quotidianamente, anche se di quel quotidiano ormai non vi è traccia che nella teca del mio cuore.
Stasera all'imbrunire pensavo proprio a questi effetti dei ricordi. E' l'effetto dell'affetto, estratto come un olio essenziale dall'erba officinale di una situazione vissuta da tempo: un olio essenziale ti porta la fragranza di quell'erba sempre, anche magari fuori stagione o dall'altra parte del mondo. Ho pensato che il Tempo fugge inesorabile e ciò che hai vissuto di bello si allontana sempre più. Il ricordo del bello muta nel Tempo: ne perdi magari l'immagine precisa, ricordi l'episodio ma inizi a perderne la freschezza che ha un ricordo di un qualcosa appena vissuto. Ma c'è una cosa che non perde il colore: è il sapore dei ricordi. Quello è dentro di te ed ogni occasione è buona per assaporarlo. Proprio come un cibo che conosci: dopo che lo hai assaggiato, lo riconosceresti anche con gli occhi chiusi, solo per il suo profumo ed il suo sapore. Ecco, la teca è chiusa, ma la Luce è serbata nel cuore. Per l'eternità...
(Nella mia foto di oggi: tramonto da Montevecchia verso la pianura occidentale).

domenica 3 maggio 2009

Triangolazioni razionali. O quasi?

Ho pensato molto, in questi giorni, in cui gli impegni si sono diradati ed un malessere passeggero mi ha impedito di vivere le belle giornate che ci sono state come avrei voluto. Ho pensato a come nella Vita tutto ciò che facciamo ruota bene o male attorno ai tre vertici di un triangolo: in un vertice ci colloco la salute, in un altro l'Amore, nell'ultimo la "posizione sociale" nel senso più ampio del termine. Parto proprio da questo vertice che è il più difficile da spiegare: per "posizione sociale" intendo ogni cosa che fa di noi un essere collocato in un contesto sociale, con un certo ruolo. In questo vertice ci vanno quindi innanzitutto il lavoro o lo studio o la occupazione principale, ci va l'impegno nel sociale più generico (politica, sport o volontariato), ci va la coltivazione delle amicizie, anche se questo ultimo tassello sfiora anche l'Amore. Dove con Amore si intende prima di tutto la persona con cui si condivide la Vita, la persona che davvero si ama. In questo contesto possono entrare anche amicizie vere e sincere e collaudate, si tratta ovviamente di un Amore di tipo diverso, fraterno. La salute va poi usata nel senso più ampio del termine: si intende sia salute da malattie che lo stare bene con sé stessi, il non essere troppo stressati o depressi...
Nel mio tentativo di razionalizzare ogni accadimento ho disegnato queste razionali triangolazioni perchè la Vita si confronta quotidianamente con esse. Se non c'è la salute è difficile mantenere una "posizione sociale" ma potrebbe essere riscoperto ancora di più l'Amore. Se non c'è l'Amore uno cerca di buttarsi il più possibile nelle componenti della "posizione sociale" per cercare di compensare. Se invece l'Amore è molto presente magari uno si dedica esclusivamente ad esso rischiando di affievolire la "posizione sociale".
E' ovvio che tutto il meccanismo è razionale ma si parla di un qualcosa che non può essere sempre razionale: perchè i sentimenti non sempre seguono la razionalità, anzi... Ovviamente i miei sono i soliti "liberi pensieri su libero suolo" ragionati ripensando anche a situazioni da me vissute nei miei 35 anni di Vita. Lascio a voi una meditazione personale o pubblica se ne avete il piacere (rispondendo a questo post) su quanto vivete quotidianamente per magari proporre un'altra figura geometrica con più vertici.
Ovviamente la persona più saggia è quella che sa equilibrare i tre vertici nel modo giusto, vivendoli tutti nella giusta dose. Il diventare saggio è la prima delle mie aspirazioni, anche perchè, sapendo che non lo sono, nella mia Vita il triangolo non è mai stato equilibrato nella sua più razionale disposizione. E quando il fare e strafare ci avvolge, ricordiamoci un detto dei nostri vecchi: "Semm che pruvvisori..." (siamo qui provvisori...)
(nella mia foto di oggi: l'alba da Montevecchia)