domenica 17 luglio 2011

Adelante... con juicio

Spagna. Isola di Eivissa, ovvero Ibiza. Sant'Antoni de Portmany.
Il rito del tramonto chillout era uno dei miei desideri. Una di quelle cose che vorresti fare e che non si possono fare tutti i giorni. Una di quelle cose che metti lì, in quel cassetto che, chissà come, è sempre quello più pieno di polvere. Osservare il tramonto dalla terrazza del Cafe del Mar era uno di questi desideri ed il recente viaggio ad Ibiza mi ha permesso di estrarre quel desiderio dal cassetto.
Il Cafe del Mar, di per sè, già come locale ha un non so che di metafisico. La celeberrima scritta in piastrelline di ceramica davanti alla quale in tanti fanno la foto ricordo, le vetrate a pacchetto che lo racchiudono completamente come uno scrigno, l'architettura quasi onirica che ha al suo interno. In effetti è un "unicum" che resta lì da vedere, perchè oggi hanno ricavato il bancone operativo in una palazzina a fianco, mentre nel Cafe vero e proprio trovano posto solo un barman ed il dj.
Fuori dal locale, sul mare, la terrazza in legno appoggiata sopra agli scogli. Le tende ed i pali portatende dipinti a spirale. I tavolinetti spartani. Gli scogli piatti, vero e proprio palcoscenico di pietra per il gran finale.
Il Cafe del Mar ha fatto scuola. Ora il rito del tramonto è seguito da più locali uno a fianco dell'altro, ogni sera centinaia di persone, forse migliaia, si assiepano per assistere allo spettacolo della Natura nei locali e sugli scogli.
Il sole scende inesorabile, sempre più arancione. Intanto il dj propone un brano chillout dietro l'altro, con un pathos sempre più palpabile. E' un crescendo che dura un paio d'ore. Un drink non è sufficiente, meglio una bella bottiglia di chardonnay.
Il sole scende, e quando pare toccare il mare scomparendo pian piano vien da trattenere il respiro. Gli ultimi secondi sono interminabili, tutti ad osservare con lo sguardo fino a quando anche l'ultimo centrimetro del disco solare è sparito nel mare.
Ed il gran finale. Non c'è un regista, eppure tutti insieme, nello stesso momento, iniziano a battere le mani. Un applauso da stadio, qualcuno improvvisa fischi da concerto. Mentre il sole spariva, il fragore dell'applauso mi ha fatto venire i brividi nella schiena.
Osservando il rito del tramonto chillout al Cafe del Mar ho capito che la Vita continua. Inesorabile. Le delusioni più o meno recenti non devono più essere quell'ancora che mi impedisce di navigare.
Chi si lega ai ricordi, non può andare lontano.
Adelante... Con juicio... (A.Manzoni - I Promessi Sposi)

(nella mia foto di oggi: il tramonto dal Cafe del Mar)

martedì 21 giugno 2011

...Troppo oltre...

Ci sono fasi della Vita nelle quali ti trovi un una sorta di palude, quella "Terra di Mezzo" che ho più volte richiamato e che da troppo attraverso. Una Terra circondata da troppi "muri di gomma" che si tramutano in pietra. E' come se ti trovassi in un cerchio sempre più stretto, quasi prigioniero, e più il cerchio si stringe più non hai voglia di reagire.
In tanti mi hanno consigliato di partire, ed io non li ho mai ascoltati. Negli ultimi mesi ho continuato a girare attorno alle medesime situazioni, arrovellandomi magari per qualcosa che non ho trovato e per qualcosa che ho perso.
Lo scorso fine settimana ho finalmente levato le ancore facendo rotta sulla Sicilia. Ci volevo andare da tempo immemore, e finalmente ho trovato l'allineamento "cosmico" per infilarmi su un aereo. Mentre mi imbarcavo i pensieri sono involontariamente corsi all'ultimo imbarco su un aereo: era il giugno del 2007... Quattro anni fa... Gli occhi mi si sono velati ma ho cacciato quei pensieri da dove sono venuti.
Ho vissuto in Sicilia due giorni e mezzo "oltre", o meglio "troppo oltre". Osservando le ginestre, il pennacchio di fumo dell'Etna, i contrasti lavici e l'acqua trasparente. Sorseggiando seltz, sale e limone ad un chiosco di Catania mi sono ritrovato a percepire che "c'è tutto un mondo intorno". Che forse il mondo va guardato con occhi diversi, che sanno rinnovarsi...
Guy de Maupassant scriveva: "Il viaggio è una specie di porta attraverso la quale si esce dalla realtà". Ed è quello che ho fatto, in Sicilia.
Senso di distacco... Troppo oltre...
(nella mia foto di oggi, licheni e muschio su un muretto nelle campagne di Castiglione di Sicilia)

mercoledì 8 giugno 2011

Il corso della Vita

Ieri mattina mi sono trovato sotto i portici di una delle piazze della Brianza lecchese. Era l'orario di punta, quello nel quale le persone, soprattutto casalinghe e pensionate, si trovano per strada per le compere e le commissioni del quotidiano. Il pane ed il latte, la posta per le bollette che scadono, la banca, una preghiera in chiesa per chi è credente, il primo bianchino o caffè di giornata per gli uomini...
E' una specie di appuntamento non dato ma trovato. Una casualità non casuale. Lucio Battisti e Pasquale Panella, in una canzone ("Tu non ti pungi più"), scrivono al riguardo: "per i tuoi puntuali appuntamenti molto occasionali".
Mentre camminavo sotto questi portici mi son sentito viaggiatore in quel Paese, anche se di fatto estraneo. Ho pensato a quanto la nostra Vita ci costringe ad una routine quotidiana che facciamo sempre più fatica a rompere, un pò per comodità ed un pò per impossibilità.
Il corso della Vita è piuttosto strano. Ormai vedo davanti agli occhi ogni giorno storie di Vita sempre più simili: si lavora una Vita per pagare la casa di proprietà che poi si vende per pagarsi le spese di assistenza quando si invecchia. Che strano...
Forse per questo bisogna avere il coraggio di porre un freno alla propria Vita che spesso ci travolge. Riprendersi del Tempo per sé stessi e per le persone che abbiamo care, che il più delle volte sono quelle che poi subiscono le nostre lune quotidiane conto terzi.
Per fare cosa?
Di tutto di più, ma soprattutto riposare la mente. E meditare, davanti ad un tramonto, osservando l'orizzonte che si fa sempre più scuro per cedere il passo alla notte.
Da questo punto di vista, le mie recenti vicende politiche non sono poi una grande disdetta...
(nella mia foto di oggi: cipresso al tramonto a Pianello di Perego)

domenica 29 maggio 2011

Tra il chiaro e lo scuro...

Primo tempo e primo scenario.
La foto di oggi l'ho scattata un paio di giorni fa poco dopo una vera e propria tempesta. Il tempo era davvero cangiante e mutevole. Stavo fotografando i rovesci di pioggia che velavano le vette del Triangolo Lariano, mentre la bergamasca era avvolta nel temporale che aveva appena lasciato la Brianza e la Valletta sotto il mio sguardo grondava goccioloni dalle foglie degli alberi. L'aria si era fatta frizzante e per la foga di cogliere l'attimo ero sceso dall'auto senza la giacca e si sentiva: ma si sa', quando si fotografa si viene presi da un specie di "pathos" che ti rende cosa unica con la fotocamera ed il paesaggio...
Insomma, stavo scattando queste foto che hanno il sapore del controluce che tanto mi appassionano. Tutto ad un tratto il cielo all'orizzonte s'è aperto: davanti le nubi scure, poi un pò di nubi illuminate dal sole, un vero e proprio squarcio di azzurro con tanto di nuvoletta bianca ed illuminata e poi nuove nubi scure.
L'attimo era da cogliere e l'ho colto: un cielo così mutevole è abbastanza raro.
Forse quel cielo disegnava la mutevolezza dela mio animo. E' un periodo decisamente poco stabile. Le montagne russe metafisiche sono all'ordine del giorno e si alternano momenti euforici ad attimi di tristezza e malinconia. Il bianco ed il nero: ogni giorno, più volte al giorno. Un animo tra il chiaro e lo scuro. E tanti pensieri.
Una telefonata, un nuovo attimo da cogliere.

Secondo tempo e cambio di scenario.
Mentre camminavo sul lungolago a Malgrate, osservando Lecco che scintillava sull'altra sponda (e con quel paesaggio ovviamente avevo un solo, remoto, pensiero nella testa) un vento rombante squassava gli alberi ed addirittura spruzzi di lago raggiungevano la strada. L'animo si era fatto leggerissimo, come non accadeva da tempo. Una battuta ne chiamava un'altra, come una ciliegia chiama l'altra quando le si mangia direttamente dall'albero. Birretta. Strana e ricercata, molto dolce, con un retrogusto amarognolo: alla violetta. Una battuta ne chiamava un'altra. L'animo si era fatto ancora più leggero, come non accadeva da mesi. Di nuovo il lungolago, di nuovo il vento forte, ma basta spruzzi. Sì, perchè anche il vento è mutevole e se prima arrivava da Sud ora tirava da Nord. Di nuovo Lecco, ma "quel" pensiero stavolta cercava di rimbalzare. La notte brillava di meraviglia e strana dolcezza, come un abbraccio sincero. Ma la malinconia era dietro l'angolo. Tra il chiaro e lo scuro, un'altra volta. In meno di ventiquattro ore.

"La primavera intanto, tarda ad arrivare" (Franco Battiato).

(nella mia foto di oggi: gioco di nubi)

martedì 24 maggio 2011

Tirare una riga. E sapere andare oltre...

L'ultimo post parlava del "controluce" e di quanto con la luce piena una particolare situazione sarebbe stata chiara. La luce è arrivata, più abbagliante del previsto, e la situazione è apparsa quindi più nitida del previsto nel suo manifestarsi, purtroppo negativo.
L'effetto è il medesimo di quando si esce da un locale buio in un piazzale pieno di luce: si prova un attimo di smarrimento, mentre gli occhi si abituano alla nuova luce.
In quei frangenti ti senti travolto da un mare impetuoso di pensieri e ripensamenti. Cerchi di trovare una ragione per cercare di spiegare con la logica cose che una logica non l'hanno, con il rischio di arrovellarti ancor di più.
E siccome i guai non vengono mai da soli, ecco che tutto d'un tratto altri problemi minano altre certezze e ci si trova quasi progionieri d'una palude avvolta nella nebbia, una specie di labirinto del pensero. In certi frangenti la migliore azione è la "non azione". Perchè qualunque azione tu dovessi attuare, sicuramente riusciresti a sbagliarla.
In questi giorni ho vissuto la chiarezza di un detto tanto famoso: "dalle stelle alle stalle". In un battibaleno il mondo appare in bianco e nero, e ti trovi ad assaporare la solita cena che però manca del sale, rendendoti ogni boccone ancora più insipido. Ti senti spaesato, ti senti abbandonato da chi aveva bisogno non di te ma del tuo ruolo e forse riscoperto da chi aveva bisogno di te e fuggiva dal tuo ruolo.
Tutto d'un tratto stasera una riga di luce ha attraversato l'orizzonte del tramonto: una linea immaginaria ed impalpabile quanto la scia di un aereo, destinata a scomparire, ma allo stesso tempo tanto strabiliante e luminosa. Ma quella linea resta stampata nella tua mente, nel tuo cuore, come se fosse un aiuto a separare ciò che è buono da ciò che è cattivo.
Dopo la sbornia, è il Tempo del discernimento.
Mai perdersi d'animo, perchè tanto l'animo insegue l'infinito e mai ci abbandonerà.
E' il Tempo del silenzio, è il Tempo della semina, è il Tempo della rinascita.
Le rovine fumanti di ciò che sei stato sono sempre più lontane.
(nella mia foto di oggi: scia d'aereo al tramonto)