domenica 15 maggio 2011

Controluce

I controluce all'imbrunire sono molto belli. In quello che ho catturato questa sera il nero della collina fa risaltare le sfumature di blu che gradualmente degradano verso il nero dell'orizzonte. Talune volte le situazioni sono molto sfumate, altre volte sono più nette.
In queste ore sto vivendo un'attesa di un qualcosa che sarà decisamente netto, entro domani a quest'ora. Sarà un controluce sugli ultimi anni della mia Vita, una verifica reale non richiesta ma voluta. Adoro fotografare i tramonti, adoro fotografare i controluce. Forse anche il mio animo ha una scarsa capacità di vivere le sfumature, ed il più delle volte tende ai contrasti. Il bianco ed il nero. Quella cosa che spesso mi reca un pò di sofferenza perchè mi porta a rendermi conto di quanto la saggezza trovi invece spazio nelle sfumature.
Oggi, serata limpida e fresca, con la luna sfavillante nel cielo, il mio "mood" mi ha portato in mezzo ad un campo a Beverate a fotografare il "Munt de Beveraà" (Monte di Beverate, che di nome in realtà fa Crosaccia). E pensare che quella collina l'ho vissuta come mai si riesce: ci sono stato nel ventre (costruzione della galleria ferroviaria) ci sono stato sulla vetta (più di una volta) e stasera l'ho scelta come palcoscenico del controluce serotino.
Certe cose vengono alla mente solo dopo...
E' una giornata strana, in cui mi inseguono i ricordi ed in cui il futuro mi fa un pò paura. Una giornata in cui la gioia si alterna alla tristezza con troppa rapidità. Una giornata di controluce della mente, terminata a fotografare un controluce della Natura di Brianza.
Domani il sole splenderà alto nel cielo, le ombre saranno nette e le espressioni dei visi saranno inequivocabili. E l'azzurro dell'orizzonte saprà di infinito.
Tutto fluisce, sempre e comunque.
(nella mia foto di oggi: controluce sul "Monte Crosaccia")

lunedì 2 maggio 2011

La confidenza dell'amicizia

"...penso che nessun'altra cosa ci conforti tanto, quanto il ricordo di un amico, la gioia di una sua confidenza o il sollievo di esserti tu confidato con lui con assoluta tranquillità appunto per essere amico, conforta il desiderio di ricordarlo, di evocarlo per sentirlo vicino, quasi per udire la sua voce e continuare colloqui "mai finiti"..."
Inizio questo post con parole non mie. Me le sono trovate oggi, davanti agli occhi, all'interno di un programma di sala del Concerto di Primavera del Corpo Musicale "Alessandro Pirovano" di Cernusco. Un concerto dedicato alla memoria di Luca "Cata" Catalano, il giovane giocatore di calcio del G.S. San Luigi che lo scorso anno perse tragicamente la vita in un incidente di gioco. Un concerto che tra l'altro è stato molto bello e sentito. Le parole sopra riportare sono le parole di Padre David Maria Turoldo, un grande saggio dei nostri Tempi.
Di queste parole mi ha colpito subito questa parte: "la gioia di una sua confidenza o il sollievo di esserti tu confidato con lui con assoluta tranquillità appunto per essere amico". Queste parole mi hanno portato a pensare ai rapporti, sia quelli formali che quelli di amicizia. E queste parole mi hanno portato a questa meditazione: la differenza tra un rapporto di amicizia ed un qualunque rapporto formale è una sola: la reciproca, sincera e naturale confidenza...
In questi giorni ho tante preoccupazioni e sicuramente è anche più difficile starmi vicino. E nei giorni difficili emerge ancora di più la differenza tra un rapporto formale ed un rapporto di amicizia.
A volte basta poco, a dare un senso di confidenza: anche solo una pacca sulla spalla.
In questi giorni complessi davanti ai miei occhi si parano tante immagini che invitano alla meditazione sul senso dell'infinito: e l'immagine che oggi condivido con questo post è sicuramente una di queste.
(nella mia foto di oggi: distesa di colza in fiore ad Osnago)

sabato 23 aprile 2011

Tabula rasa


Sono un pò latitante da queste parti, ultimamente. Non è che mi è passata l'ispirazione, di cose da scrivere ne avrei parecchie, è che sono in altre faccende affaccendato.
Ho la grande capacità di non dire mai di no e poi trovarmi spesso con l'acqua alla gola. La tensione a volte è palpabile ed a volte è ancor più che palpabile, assume il peso di un macigno: così mi trovo a non invidiare le persone che in questi momenti mi stanno vicine perchè si prendono loro i miei macigni, anche se non c'entrano nulla.
Che strana primavera quest'anno... Ma la consapevolezza che finalmente sono riuscito a fare un gesto di chiarezza estrema mi aiuta ad affrontare la salita. Tra un mese tutto sarà compiuto, ed uno dei più importanti bivi della mia Vita sarà superato.
Mi rendo conto che a volte bisognerebbe avere la capacità di "fare tabula rasa": le apparecchiature elettroniche ogni tanto vanno resettate, e noi quando ci resettiamo?
(nella mia foto di oggi: "tabula rasa" nei campi di Missaglia)

lunedì 4 aprile 2011

Osservando una nuvola al tramonto...


Oggi sul far della sera una nuvoletta leggera, avvampata della luce del sole al tramonto, ha catturato il mio sguardo che scrutava il cielo, reso terso dal favonio.
Una nuvola talmente bella e leggera che tendeva a dissolversi, cosa che ha fatto rapidamente qualche secondo dopo averla fotografata.
Tale spettacolo della Natura mi ha portato una doppia meditazione.
La prima: bisogna cogliere l'attimo. Lo so', ne sono consapevole. Non è una grande novità. Anzi, è una cosa "trita e ritrita". Ma quanti attimi abbiamo perso nella nostra Vita? E sia attimi positivi che tendenti al negativo. Ovvero cose belle non colte oppure non aver saputo cogliere l'attimo per tacere, così da parlare per nulla...
La seconda: questa è quasi un "desiderata". Vorrei tanto essere come quella nuvola. Così leggera, che ha saputo catturarmi lo sguardo con meraviglia e poi si è eclissata, lasciando dentro di me il senso del Bello pur non essendo più visibile. Ecco, mi rendo conto che a volte, per l'esigenza dell'Essere nel mio modo di viverlo, tendo magari ad essere troppo presente quando l'unica cosa utile in quel momento è dire una parola giusta, leggera, ed immediatamente sparire...
(nella mia foto di oggi: la nuvola protagonista della riflessione)

domenica 13 marzo 2011

La pioggia e la bruma sul lago d'inverno

Il lago d'inverno. Già è un programma. Con pioggia e bruma, lo è ancora di più. Ci sono a volte dei paesaggi nei quali ti trovi che si sposano magnificamente con il tuo stato d'animo.
Quello di oggi era uno di quello.
L'animo lo fa il periodo: stranezze, meditazioni, pensieri, malinconia, voglia di una primavera che ritarda. L'animo deriva da questa accozzaglia.
Il paesaggio lo fa il tempo: ed oggi è stata una giornata con una pioggia non pioggia che aveva poca voglia di cadere: una pioggia lieve, leggera ed insistente. Una pioggia d'autunno, più che una pioggia marzolina. E lo fa il lago. Il lago d'inverno ha un non so che di senso di abbandono, di senso di malinconia: un pò come il mare. Ma indubbiamente ha il suo fascino.
La malavoglia nel cuore fa il resto. E così, mentre passeggi su un lungolago quasi spettrale, senza anima viva, con un silenzio più intenso del normale, ti sovvengono tanti pensieri.
E la stanchezza nel cuore che ogni volta, fa dire di no...
(nella mia foto di oggi: il Lario d'inverno da Vassena di Oliveto Lario)