martedì 24 maggio 2011

Tirare una riga. E sapere andare oltre...

L'ultimo post parlava del "controluce" e di quanto con la luce piena una particolare situazione sarebbe stata chiara. La luce è arrivata, più abbagliante del previsto, e la situazione è apparsa quindi più nitida del previsto nel suo manifestarsi, purtroppo negativo.
L'effetto è il medesimo di quando si esce da un locale buio in un piazzale pieno di luce: si prova un attimo di smarrimento, mentre gli occhi si abituano alla nuova luce.
In quei frangenti ti senti travolto da un mare impetuoso di pensieri e ripensamenti. Cerchi di trovare una ragione per cercare di spiegare con la logica cose che una logica non l'hanno, con il rischio di arrovellarti ancor di più.
E siccome i guai non vengono mai da soli, ecco che tutto d'un tratto altri problemi minano altre certezze e ci si trova quasi progionieri d'una palude avvolta nella nebbia, una specie di labirinto del pensero. In certi frangenti la migliore azione è la "non azione". Perchè qualunque azione tu dovessi attuare, sicuramente riusciresti a sbagliarla.
In questi giorni ho vissuto la chiarezza di un detto tanto famoso: "dalle stelle alle stalle". In un battibaleno il mondo appare in bianco e nero, e ti trovi ad assaporare la solita cena che però manca del sale, rendendoti ogni boccone ancora più insipido. Ti senti spaesato, ti senti abbandonato da chi aveva bisogno non di te ma del tuo ruolo e forse riscoperto da chi aveva bisogno di te e fuggiva dal tuo ruolo.
Tutto d'un tratto stasera una riga di luce ha attraversato l'orizzonte del tramonto: una linea immaginaria ed impalpabile quanto la scia di un aereo, destinata a scomparire, ma allo stesso tempo tanto strabiliante e luminosa. Ma quella linea resta stampata nella tua mente, nel tuo cuore, come se fosse un aiuto a separare ciò che è buono da ciò che è cattivo.
Dopo la sbornia, è il Tempo del discernimento.
Mai perdersi d'animo, perchè tanto l'animo insegue l'infinito e mai ci abbandonerà.
E' il Tempo del silenzio, è il Tempo della semina, è il Tempo della rinascita.
Le rovine fumanti di ciò che sei stato sono sempre più lontane.
(nella mia foto di oggi: scia d'aereo al tramonto)

domenica 15 maggio 2011

Controluce

I controluce all'imbrunire sono molto belli. In quello che ho catturato questa sera il nero della collina fa risaltare le sfumature di blu che gradualmente degradano verso il nero dell'orizzonte. Talune volte le situazioni sono molto sfumate, altre volte sono più nette.
In queste ore sto vivendo un'attesa di un qualcosa che sarà decisamente netto, entro domani a quest'ora. Sarà un controluce sugli ultimi anni della mia Vita, una verifica reale non richiesta ma voluta. Adoro fotografare i tramonti, adoro fotografare i controluce. Forse anche il mio animo ha una scarsa capacità di vivere le sfumature, ed il più delle volte tende ai contrasti. Il bianco ed il nero. Quella cosa che spesso mi reca un pò di sofferenza perchè mi porta a rendermi conto di quanto la saggezza trovi invece spazio nelle sfumature.
Oggi, serata limpida e fresca, con la luna sfavillante nel cielo, il mio "mood" mi ha portato in mezzo ad un campo a Beverate a fotografare il "Munt de Beveraà" (Monte di Beverate, che di nome in realtà fa Crosaccia). E pensare che quella collina l'ho vissuta come mai si riesce: ci sono stato nel ventre (costruzione della galleria ferroviaria) ci sono stato sulla vetta (più di una volta) e stasera l'ho scelta come palcoscenico del controluce serotino.
Certe cose vengono alla mente solo dopo...
E' una giornata strana, in cui mi inseguono i ricordi ed in cui il futuro mi fa un pò paura. Una giornata in cui la gioia si alterna alla tristezza con troppa rapidità. Una giornata di controluce della mente, terminata a fotografare un controluce della Natura di Brianza.
Domani il sole splenderà alto nel cielo, le ombre saranno nette e le espressioni dei visi saranno inequivocabili. E l'azzurro dell'orizzonte saprà di infinito.
Tutto fluisce, sempre e comunque.
(nella mia foto di oggi: controluce sul "Monte Crosaccia")

lunedì 2 maggio 2011

La confidenza dell'amicizia

"...penso che nessun'altra cosa ci conforti tanto, quanto il ricordo di un amico, la gioia di una sua confidenza o il sollievo di esserti tu confidato con lui con assoluta tranquillità appunto per essere amico, conforta il desiderio di ricordarlo, di evocarlo per sentirlo vicino, quasi per udire la sua voce e continuare colloqui "mai finiti"..."
Inizio questo post con parole non mie. Me le sono trovate oggi, davanti agli occhi, all'interno di un programma di sala del Concerto di Primavera del Corpo Musicale "Alessandro Pirovano" di Cernusco. Un concerto dedicato alla memoria di Luca "Cata" Catalano, il giovane giocatore di calcio del G.S. San Luigi che lo scorso anno perse tragicamente la vita in un incidente di gioco. Un concerto che tra l'altro è stato molto bello e sentito. Le parole sopra riportare sono le parole di Padre David Maria Turoldo, un grande saggio dei nostri Tempi.
Di queste parole mi ha colpito subito questa parte: "la gioia di una sua confidenza o il sollievo di esserti tu confidato con lui con assoluta tranquillità appunto per essere amico". Queste parole mi hanno portato a pensare ai rapporti, sia quelli formali che quelli di amicizia. E queste parole mi hanno portato a questa meditazione: la differenza tra un rapporto di amicizia ed un qualunque rapporto formale è una sola: la reciproca, sincera e naturale confidenza...
In questi giorni ho tante preoccupazioni e sicuramente è anche più difficile starmi vicino. E nei giorni difficili emerge ancora di più la differenza tra un rapporto formale ed un rapporto di amicizia.
A volte basta poco, a dare un senso di confidenza: anche solo una pacca sulla spalla.
In questi giorni complessi davanti ai miei occhi si parano tante immagini che invitano alla meditazione sul senso dell'infinito: e l'immagine che oggi condivido con questo post è sicuramente una di queste.
(nella mia foto di oggi: distesa di colza in fiore ad Osnago)

sabato 23 aprile 2011

Tabula rasa


Sono un pò latitante da queste parti, ultimamente. Non è che mi è passata l'ispirazione, di cose da scrivere ne avrei parecchie, è che sono in altre faccende affaccendato.
Ho la grande capacità di non dire mai di no e poi trovarmi spesso con l'acqua alla gola. La tensione a volte è palpabile ed a volte è ancor più che palpabile, assume il peso di un macigno: così mi trovo a non invidiare le persone che in questi momenti mi stanno vicine perchè si prendono loro i miei macigni, anche se non c'entrano nulla.
Che strana primavera quest'anno... Ma la consapevolezza che finalmente sono riuscito a fare un gesto di chiarezza estrema mi aiuta ad affrontare la salita. Tra un mese tutto sarà compiuto, ed uno dei più importanti bivi della mia Vita sarà superato.
Mi rendo conto che a volte bisognerebbe avere la capacità di "fare tabula rasa": le apparecchiature elettroniche ogni tanto vanno resettate, e noi quando ci resettiamo?
(nella mia foto di oggi: "tabula rasa" nei campi di Missaglia)

lunedì 4 aprile 2011

Osservando una nuvola al tramonto...


Oggi sul far della sera una nuvoletta leggera, avvampata della luce del sole al tramonto, ha catturato il mio sguardo che scrutava il cielo, reso terso dal favonio.
Una nuvola talmente bella e leggera che tendeva a dissolversi, cosa che ha fatto rapidamente qualche secondo dopo averla fotografata.
Tale spettacolo della Natura mi ha portato una doppia meditazione.
La prima: bisogna cogliere l'attimo. Lo so', ne sono consapevole. Non è una grande novità. Anzi, è una cosa "trita e ritrita". Ma quanti attimi abbiamo perso nella nostra Vita? E sia attimi positivi che tendenti al negativo. Ovvero cose belle non colte oppure non aver saputo cogliere l'attimo per tacere, così da parlare per nulla...
La seconda: questa è quasi un "desiderata". Vorrei tanto essere come quella nuvola. Così leggera, che ha saputo catturarmi lo sguardo con meraviglia e poi si è eclissata, lasciando dentro di me il senso del Bello pur non essendo più visibile. Ecco, mi rendo conto che a volte, per l'esigenza dell'Essere nel mio modo di viverlo, tendo magari ad essere troppo presente quando l'unica cosa utile in quel momento è dire una parola giusta, leggera, ed immediatamente sparire...
(nella mia foto di oggi: la nuvola protagonista della riflessione)