mercoledì 2 dicembre 2009

Albe e tramonti

La foto di oggi è intensa come i sentimenti contrastanti che albergano in questi giorni nel mio animo. Per una volta non è un frammento di un tramonto, ma è la Luce dell'alba. L'alba abbraccia ogni nuovo giorno e questa immagine dimostra che può avere un calore maggiore del tramonto.
Forse siamo abituati a pensare il tramonto come un qualcosa più carico di passione, perchè si pone alla fine di una giornata, perchè forse è più comodo da contemplare dato l'orario. Figurativamente il tramonto sta poi alla fine di una vicenda ed è carico dei contenuti della stessa.
L'alba invece, spesso e volentieri la perdiamo. Ma non voglio perdere la "mia" alba.
Sto vivendo un'alba fiammeggiante. Su più fronti: contorta e sofferta. Ma le cose più belle arrivano dalla sofferenza. La Vita agiata, l'avere tutto a comando, ci fa spesso perdere la capacità di cogliere i doni della Vita. Ce ne accorgiamo appena ci fermiamo. Invece dovremmo essere capaci di contemplare il tutto quando inizia: anche se fosse l'inizio della fine di qualcosa, sia chiaro. Quanti pensieri, quanti tentativi di applicare uno scampolo di saggezza agli eventi che ci si presentano di fronte e di cui siamo in parte protagonisti...
Dicevo che vivo l'alba. Qualcuno sostiene che sto tramontando: è proprio vero che ogni cosa è soggettiva :-) In ogni caso, l'ho scritto anche nel post precedente, in questa finestra sul mondo sarò sempre coerente, terrò sempre la testa alta.
Qui continuerò a parlare dei miei pensieri e a condividere meditazioni sul fluire della Vita e dell'Infinito. Le cose più pratiche, come gli accidenti politici, li tratterò nel mio blog politico, è giusto dividere i fronti: http://giovannizardoni.blogspot.com/. Anche perchè, me stesso lo sarò per sempre, "politico di paese" lo sono pro tempore!
Quindi, dividete le letture come preferite. Questo scritto stasera è poco pregnante, me ne rendo conto nel Tempo stesso in cui si materializza dalla mia mente sul video che ho di fronte, ma non tutte le ciambelle riescono col buco: ad meliora!
(nella mia foto di oggi: alba invernale da Cascina Butto di Montevecchia)

sabato 28 novembre 2009

Sentinella della sera

Liberare la mente da lacci e lacciuoli ascoltando solo la voce del cuore. Sarebbe fantastico, sarebbe un mondo perfetto. Invece nei rapporti che incrociamo sulle strade della Vita, reciprocamente, tendiamo sempre a far sentire più di tutte le altre voci, magari anche più suadenti, la sola voce della mente, spesso roca.
Ci facciamo tante, troppe domande. E più la Vita si costella di vicende che ci segnano e più, la volta successiva, aumentiamo la dose delle domande.
Sto vivendo un periodo pieno di domande, soprattutto rispetto a come vengo percepito agli occhi dei più. Quando ti impegni in qualcosa in cui credi sei più forte di ogni ostacolo, ma quando gli ostacoli arrivano prima improvvisi ed inaspettati e poi attesi e numerosi anche dal cosidetto "fuoco amico", ti sembra di assistere ad un "tiro al piccione"...
Reset.
Io vado avanti con la testa alta. Voglio essere coerente fino in fondo. Anche nello sbaglio, se servisse. E con questa concentrazione di domande focalizzate su uno solo dei miei molteplici aspetti attraverso i quali mi rapporto con gli altri, voglio liberare il resto dalla mente ed affidarlo al cuore. E' forse la prima volta che ho la percezione di avere una maturità sufficiente ad aggirare le consuetudini che mi han sempre portato a sbagliare.
Ma questa volta il sussulto vibra nella parte più recondita del mio animo. E' un vibrare d'infinito, per essere parte di esso, grazie ad esso. Per troppo tempo sono stato "sentinella della sera" del mio animo: questa volta il cambio della guardia non c'è stato: il castello è sguarnito, custodito solo dalla luce delle stelle tremolanti...
(nella mia foto di oggi: sentinella della sera)

mercoledì 25 novembre 2009

Il senso della misura

Il fluire della Vita appare a volte, agli occhi dei più, piuttosto strano. Ma spesso e volentieri appare tale non solo agli occhi, più o meno distaccati, piuttosto che disincantati od interessati, di chi ci circonda, ma anche ai nostri occhi, a quegli occhi che utilizziamo per sondare gli angoli più reconditi del nostro animo.
Perchè ciò accade? Forse perchè cerchiamo di vestire di razionalità ogni accadimento, quando l'irrazionalità del divenire entropico furoreggia. Ognuno di noi cerca di fare esperimenti su di sé prima di tutto, sul fluire di cui è parte.
Negli ultimi giorni, per esempio, ho vissuto degli accadimenti che hanno dato risposte certe a domande poste tempo fa (verrebbe da dire mal poste, ma in realtà si sono poste da sole). Risposte che mi hanno portato ad esclamare a pieni polmoni "Aria nuova, Vita nuova!"
Quindi lavorando su situazioni ingrigite dal Tempo e sviscerate in tutte le loro parti ho raggiunto la convinzione di pormi verso ciò che mi circonda in un modo diverso, riscoprendo situazioni già vissute e visi già incrociati, evitando quelli ormai ingrigiti; e divenuti tali per gran causa loro, tra l'altro.
Quando si scoprono Terre e luoghi nuovi si ha però la tendenza ad esplorarle in lungo ed in largo, continuamente, perdendo così magari i piccoli particolari e non gestendo al meglio le situazioni.
Nel venticello pulito e profumato, ma soprattutto nuovo e fresco che mi avvolge, devo solo seguire la sola stella polare per orientarmi in questa esplorazione: in fondo bisogna solo ritrovare il senso della misura. Facile, no?
(nella foto di oggi tratta da http://www.balconisullealpi.it: meridiana)

sabato 21 novembre 2009

La stanchezza nel cuore

"I colori di sera si smorzano un pò, la stanchezza nel cuore fa dire di no..." cantava Pino Mango diversi anni fa, in quello che ritengo essere il suo album più bello (Sirtaki, 1990, frase tratta da "I giochi del vento sul lago salato").
Già, la stanchezza nel cuore. Quella che a volte ci porta all'isolamento, quella che a volte ci porta all'apatia. Ma anche quella che a volte ci fa guardare dentro noi stessi ancora con più intensità per riscoprire la Luce dentro di noi, che diventa un tutt'uno con il tramonto che stiamo ammirando da quella magica collina che spesso, all'imbrunire, mi richiama a rimirare "...interminati spazi, sovrumani silenzi..." ("L'infinito" di Giacomo Leopardi, 1819).
La stanchezza del cuore viene prima della stanchezza del corpo e dopo la stanchezza della mente. Il "pathos" senza raziocinio. Entra in gioco dopo che il raziocinio ha fallito. Il "pathos", il "mood", l'animo. L'Essenza. Ovvero il contrario del materiale. Il risultato di una sublimazione talmente rapida nella sua manifestazione quanto lenta nel suo maturare. Ma pur sempre una sublimazione, quindi un passaggio diretto dallo stato solido (il quotidiano) a quello gassoso (l'infinito).
Ma come può il cuore essere stanco? Come può la fonte di tutto ciò che siamo (in fondo viviamo per amare) tendere all'inaridimento? Succede quando se ne abusa o quando ci si dimentica che esiste? Belle domande, senza risposte: la saggezza nella mia Vita è ancora troppo simile alla chimera, ma non sono ancora stanco di inseguirla. E così mi troverò un altro giorno, all'imbrunire, a rincorrere l'orizzonte avvampato con lo sguardo.
In un cameo di percezioni, avvolto dal buio che avanza: un asino raglia ai piedi della collina, un gallo canta lontano, le cornacchie gracchiano. Le auto corrono, il soffio del vento porta il profumo della legna arsa dai camini, il freddo mi porta un tremolio e mi fa alzare il bavero, una lacrima che scorre sulla guancia riflette l'ultima luce del tramonto. Eppure quelle che ho di fronte sono ancora quelle "Luci scintillanti nel buio d'una pianura che sotto i miei occhi lentamente s'assopisce..." del 12 agosto 1994. E la lacrima che riga il viso è ancora la stessa. E ancora una volta forse "quell'attimo è l'inizio del tutto...". Ogni cosa s'avvia in un attimo. E nel più piccolo frammento della nostra Vita è racchiuso il segreto dell'Amore, anche nel giorno più malinconico.
Perchè l'Amore nella sua Essenza è eterno ed inesauribile: e tende all'infinito...
(nella mia foto di oggi: tramonto di fine ottobre, dove sono lo sapete già)

domenica 15 novembre 2009

Sinfonia d'autunno

La bruma che vela il colle. Le foglie ingiallite che si abbandonano al rivo, ondeggianti ed impacciate, fino all'abbraccio finale con l'acqua che fuma... Il profumo del muschio, il riccio che cade, la castagna che rotola.
La foschia che ovatta la valle. Lo sguardo che si perde nell'infinito, uno stormo di uccelli raminghi nel cielo grigio, l'urlo delle cornacchie all'imbrunire, il fumo che esce dai camini, la pioviggine che vela la strada, il fango che aggredisce le scarpe, i passi che scivolano via.
L'azzurro del cielo profondo. I cachi che infiammano l'albero ormai senza foglie, i melograni con la buccia pallida ed il cuore rosso rubino, i cristalli della prima brina sul prato che sfavillano.
L'arancio che incornicia il campanile. Rintocco di campane mentre la Luce fugge via lasciando il posto alla "siretina" limpida, i cipressi che si stagliano come sentinelle al tramonto che infuoca il cielo, i belati della transumanza e il tintinnio dei campanelli degli agnellini che accompagna il canto dei folletti.
Il cuore in autunno nel cuore dell'autunno. Gli occhi che rincorrono i mille colori che ricordano il risveglio di primavera, la meditazione nel silenzio, la Luna piena alta nel cielo, il primo freddo che ti entra nelle ossa, la Luce di una candela, le parole d'una preghiera di Vita nel giorno dei Morti.
E' l'autunno di Brianza.
E sulle Prealpi, battute dal vento del Nord, s'accendono i gli alberi...
Essendo Essenza del tutto...
(nella foto di oggi di Marsala Florio (http://www.flickr.com/photos/marsalaflorio): autunno a Lasnigo, triangolo lariano)