martedì 2 agosto 2011

Trovare prendendo

Un paio di giorni fa ragionavo su quanto spesso ormai mi sia abituato a "perdere dando". E' una sorta di "dark side of the moon". E come ogni lato oscuro, ha dall'altra parte un lato luminoso: che però non è riservato a me. La classica doppia faccia di una medaglia.
Ultimamente mi affanno nel dare, e troppo spesso perdo. Osservo il mondo che mi circonda e vedo che in tanti, senza dare ma prendendo, non perdono ma trovano, acquistano. Forse il mondo non è più dei miti, ma è la Terra dei furbi.
Io da troppo tempo ho a che fare con la mia Terra di Mezzo, e gli ultimi giorni di cammino ho perso la borraccia più importante. Non so' se la ritroverò, non dipende più da me. Ho fatto sufficiente autocritica annullandomi ancora una volta, l'ennesima in questo anno sempre più strano dove non ne fila una giusta...
Dopo tanto frastuono, val la pena circondarsi di silenzio: facilita la meditazione...
Una cara amica oggi mi faceva notare che quando si crea un vuoto e qualcuno si affretta a riempirlo, bisogna anche vedere come lo si riempie. E' verissimo!
Per quanto mi riguarda quel vuoto è lì da vedere, un deciso contrasto tra la Luce e il buio ben visibile, e non ho alcuna intenzione di riempirlo, almeno per ora.
Vediamo se si tornerà a riempire con la figura che lo ha creato o resterà lì quale perpetuo "memorandum" di azioni sbagliate: ma non solo.
Tutto serve a crescere. Ora e sempre.
(nella mia foto di oggi: il lato luminoso del plenilunio di luglio)

domenica 31 luglio 2011

Perdere dando

Troppo spesso ti trovi sul filo del rasoio. E spesso in queste situazioni puoi agire solo in due modi: con eccessiva prudenza o con spavalderia. La prima ti porterebbe alla conservazione dello "status quo", nel senso che non giocando una partita spavalda la normalità tende ad avvolgerti, con il suo piattume. La seconda ti porterebbe a giocare una partita dall'esito assolutamente non certo, anzi, molto incerto, con il concreto rischio di restare con un pugno di mosche, in caso di esito infausto.
In realtà esiste anche l'esito fausto che, pur raro, ti potrebbe sicuramente darti la possibilità di vivere la situazione su un piano ben più alto.
Nel mio "essere razionale" piace, nonostante tutto, il rischio. Spesso e volentieri ho giocato le situazioni al limite per cercare di ottenere di più. Purtroppo, da un pò di Tempo a questa parte, sto infilando una serie di errori di valutazione al riguardo che mi ha portato a diversi esiti infausti. E su più fronti. A furia di dare, sto perdendo. E non è bello.
Per nulla.
Osservo un tramonto più acceso del dovuto anche oggi: del resto, il tramonto è la fine di una giornata. E non si sta parlando della fine di qualcos'altro?
Resterò un sognatore, ora e sempre.
(nella mia foto di oggi: nuvole al tramonto)

domenica 17 luglio 2011

Adelante... con juicio

Spagna. Isola di Eivissa, ovvero Ibiza. Sant'Antoni de Portmany.
Il rito del tramonto chillout era uno dei miei desideri. Una di quelle cose che vorresti fare e che non si possono fare tutti i giorni. Una di quelle cose che metti lì, in quel cassetto che, chissà come, è sempre quello più pieno di polvere. Osservare il tramonto dalla terrazza del Cafe del Mar era uno di questi desideri ed il recente viaggio ad Ibiza mi ha permesso di estrarre quel desiderio dal cassetto.
Il Cafe del Mar, di per sè, già come locale ha un non so che di metafisico. La celeberrima scritta in piastrelline di ceramica davanti alla quale in tanti fanno la foto ricordo, le vetrate a pacchetto che lo racchiudono completamente come uno scrigno, l'architettura quasi onirica che ha al suo interno. In effetti è un "unicum" che resta lì da vedere, perchè oggi hanno ricavato il bancone operativo in una palazzina a fianco, mentre nel Cafe vero e proprio trovano posto solo un barman ed il dj.
Fuori dal locale, sul mare, la terrazza in legno appoggiata sopra agli scogli. Le tende ed i pali portatende dipinti a spirale. I tavolinetti spartani. Gli scogli piatti, vero e proprio palcoscenico di pietra per il gran finale.
Il Cafe del Mar ha fatto scuola. Ora il rito del tramonto è seguito da più locali uno a fianco dell'altro, ogni sera centinaia di persone, forse migliaia, si assiepano per assistere allo spettacolo della Natura nei locali e sugli scogli.
Il sole scende inesorabile, sempre più arancione. Intanto il dj propone un brano chillout dietro l'altro, con un pathos sempre più palpabile. E' un crescendo che dura un paio d'ore. Un drink non è sufficiente, meglio una bella bottiglia di chardonnay.
Il sole scende, e quando pare toccare il mare scomparendo pian piano vien da trattenere il respiro. Gli ultimi secondi sono interminabili, tutti ad osservare con lo sguardo fino a quando anche l'ultimo centrimetro del disco solare è sparito nel mare.
Ed il gran finale. Non c'è un regista, eppure tutti insieme, nello stesso momento, iniziano a battere le mani. Un applauso da stadio, qualcuno improvvisa fischi da concerto. Mentre il sole spariva, il fragore dell'applauso mi ha fatto venire i brividi nella schiena.
Osservando il rito del tramonto chillout al Cafe del Mar ho capito che la Vita continua. Inesorabile. Le delusioni più o meno recenti non devono più essere quell'ancora che mi impedisce di navigare.
Chi si lega ai ricordi, non può andare lontano.
Adelante... Con juicio... (A.Manzoni - I Promessi Sposi)

(nella mia foto di oggi: il tramonto dal Cafe del Mar)

martedì 21 giugno 2011

...Troppo oltre...

Ci sono fasi della Vita nelle quali ti trovi un una sorta di palude, quella "Terra di Mezzo" che ho più volte richiamato e che da troppo attraverso. Una Terra circondata da troppi "muri di gomma" che si tramutano in pietra. E' come se ti trovassi in un cerchio sempre più stretto, quasi prigioniero, e più il cerchio si stringe più non hai voglia di reagire.
In tanti mi hanno consigliato di partire, ed io non li ho mai ascoltati. Negli ultimi mesi ho continuato a girare attorno alle medesime situazioni, arrovellandomi magari per qualcosa che non ho trovato e per qualcosa che ho perso.
Lo scorso fine settimana ho finalmente levato le ancore facendo rotta sulla Sicilia. Ci volevo andare da tempo immemore, e finalmente ho trovato l'allineamento "cosmico" per infilarmi su un aereo. Mentre mi imbarcavo i pensieri sono involontariamente corsi all'ultimo imbarco su un aereo: era il giugno del 2007... Quattro anni fa... Gli occhi mi si sono velati ma ho cacciato quei pensieri da dove sono venuti.
Ho vissuto in Sicilia due giorni e mezzo "oltre", o meglio "troppo oltre". Osservando le ginestre, il pennacchio di fumo dell'Etna, i contrasti lavici e l'acqua trasparente. Sorseggiando seltz, sale e limone ad un chiosco di Catania mi sono ritrovato a percepire che "c'è tutto un mondo intorno". Che forse il mondo va guardato con occhi diversi, che sanno rinnovarsi...
Guy de Maupassant scriveva: "Il viaggio è una specie di porta attraverso la quale si esce dalla realtà". Ed è quello che ho fatto, in Sicilia.
Senso di distacco... Troppo oltre...
(nella mia foto di oggi, licheni e muschio su un muretto nelle campagne di Castiglione di Sicilia)

mercoledì 8 giugno 2011

Il corso della Vita

Ieri mattina mi sono trovato sotto i portici di una delle piazze della Brianza lecchese. Era l'orario di punta, quello nel quale le persone, soprattutto casalinghe e pensionate, si trovano per strada per le compere e le commissioni del quotidiano. Il pane ed il latte, la posta per le bollette che scadono, la banca, una preghiera in chiesa per chi è credente, il primo bianchino o caffè di giornata per gli uomini...
E' una specie di appuntamento non dato ma trovato. Una casualità non casuale. Lucio Battisti e Pasquale Panella, in una canzone ("Tu non ti pungi più"), scrivono al riguardo: "per i tuoi puntuali appuntamenti molto occasionali".
Mentre camminavo sotto questi portici mi son sentito viaggiatore in quel Paese, anche se di fatto estraneo. Ho pensato a quanto la nostra Vita ci costringe ad una routine quotidiana che facciamo sempre più fatica a rompere, un pò per comodità ed un pò per impossibilità.
Il corso della Vita è piuttosto strano. Ormai vedo davanti agli occhi ogni giorno storie di Vita sempre più simili: si lavora una Vita per pagare la casa di proprietà che poi si vende per pagarsi le spese di assistenza quando si invecchia. Che strano...
Forse per questo bisogna avere il coraggio di porre un freno alla propria Vita che spesso ci travolge. Riprendersi del Tempo per sé stessi e per le persone che abbiamo care, che il più delle volte sono quelle che poi subiscono le nostre lune quotidiane conto terzi.
Per fare cosa?
Di tutto di più, ma soprattutto riposare la mente. E meditare, davanti ad un tramonto, osservando l'orizzonte che si fa sempre più scuro per cedere il passo alla notte.
Da questo punto di vista, le mie recenti vicende politiche non sono poi una grande disdetta...
(nella mia foto di oggi: cipresso al tramonto a Pianello di Perego)