venerdì 12 febbraio 2010

L'alba della Luna

A volte accade che la frenesia del quotidiano, unita a quella ancor più fluente del pensiero, evitando la burrasca del cuore, ti faccia sentire di colpo un guerriero completamente nudo e disarmato al centro della più grande di tutte le battaglie.
La consapevolezza di questo tuo stato, così inerme, ti porta a smarrirti sul campo di battaglia. E allora ti trovi a vagare con un senso di smarrimento che ti prende nel profondo. Così, all'improvviso. E non ne capisci il meccanismo recondito, anche se sicuramente, come si dice, la cura si annida tra le righe della malattia.
Sicuramente effetti simili sono legati a periodi che io definisco di "sovraesposizione", ovvero a periodi nei quali vivi sopra le righe, nella penombra dei tuoi pensieri che non riescono più a frenare il tuo istinto. Poi di colpo dalla penombra ti trovi nel pieno di un piazzale senza un albero nel mezzogiorno di un giorno sereno, ed il sole della ragione ti illumina all'improvviso, e tu ti scopri nudo.
In periodi così preferisco però tornare nel sottobosco delle mie meditazioni ed osservare, come ho fatto qualche sera fa, la dolce Luna sorgere nel buio. La insegui con lo sguardo mentre gioca a nascondino con una nuvola, prima di illuminare con la sua dolce luce di velluto la pianura sotto i tuoi occhi.
Ed un sussulto caldo nel cuore ti distrae dal freddo che si annida nel vento...
(nella mia foto di oggi: l'alba della luna)

lunedì 8 febbraio 2010

Flash. Tra nebbia, neve e azzurro...

Flash. L'altro giorno da Montevecchia ho scattato la foto di oggi. Una vista del mio caro paesino imbiancato di neve, sperduto nella nebbia che mai come in quest'inverno è tornata ad avvolgere quaesto angolo di Brianza, mentre sopra la mia testa il cielo azzurro si faceva strada. Mi è subita venuta in mente la canzone di Sergio Endrigo ripresa da Franco Battiato e da me già citata diverse volte in questo blog "sopra le nuvole c'è il sereno...". Ed anche sopra la nebbia c'è il sereno: ed il cielo azzurro dell'altro giorno lo dimostrava.
Flash. Pensando alla neve ogni volta mi meraviglia come riesce a nascondere ogni cosa. Il paesaggio innevato è tanto fiabesco perchè riesce a rendere omogeneo tutto, nascondendo il brutto e valorizzando il bello. Poi però vien anche da pensare alla primavera sempre più vicina ed ai suoi prati fioriti: così multicolori, così poco omogenei, eppure tanto belli e profumati. Non c'è mai una sola verità, insomma.
Flash. Pensando alla nebbia sotto l'azzurro ed al sole che illuminava gli ultimi scampoli di nebbia ogni volta mi si riaccende la meditatio sull'incompiuta eterna lotta tra ragione e cuore. Tra istinto e raziocinio. Nell'ultimo periodo sono stato molto istintivo e la cosa non mi è dispiaciuta. Però già sul breve periodo riemerge sempre il tentativo di riportare ad un contesto di ragionevolezza ciò che si fa. Non significa che non si fanno mai follie: ma bisogna farle sapendo che lo sono e cogliendone la loro bellezza. Ma non restando sovraesposti confondendo la reltà virtuale (irreale) con la realtà vera (reale).
Flash. Qualche giorno fa ho vissuto una bella esperienza. E ragionando per quanto è possibile ragionare sul tema (...just a little...) credo che il frammento della stessa da eternare sia quello dedicato ad una certa educazione ad accantonare l'immagine negativa, che spesso viene scodellata davanti ai nostri occhi, per cercare un minimo raggio di positività ed abbagliare con questo la negatività. Una sorta di gioco con gli specchi ustori di archimediana memoria per evitare di fare la fine di un buco nero, dove anche la Luce viene inghiottita.
Fine dei flash: insomma, gran periodo di meditatio, ma non disdegnando una actio per certi tratti irrazionalmente fanciullesca ma estremamente divertente ed appagante.
Una sorta di temporanea euforia. Del resto, per dirla alla Oscar Wilde: "La moderazione è una cosa fatale... Niente ha successo quanto l'eccesso".
Prosit!
(nella mia foto di oggi: Cernusco Lombardone innevato tra la nebbia)

domenica 24 gennaio 2010

Frammenti di scelte


Si può camminare con un passo spedito, e si sentirebbe la tensione dei propri muscoli all'opera.
Oppure si può camminare con un passo lento e in quel caso, oltre a sentire il ritmo blando dei propri passi, si sentirebbe anche la voce della propria mente. O del proprio cuore...
Ci si può concentrare più sulla fisicità o sull'Essenza metafisica, ma la Vita è sempre una scelta. Una scelta quotidiana, che si prende in ogni piccolissimo gesto, in ogni frammento di Vita che si vive.
Credo molto alla teoria per la quale ogni piccola scelta concorre ad una scelta grande.
Credo al fatto che la cosidetta piccola Storia sia la trama su cui viene ricamata la grande Storia.
Credo molto ai campanili ed ai focolari. Ovvero credo al senso del Paese, che ho già celebrato in un post del 14 dicembre 2008, citando Cesare Pavese. Eppure quel borgo che citavo, durante lo scorso Natale, non ha più fatto le luminarie che avevo fotografato per il blog: forse anche lì qualcosa è cambiato e se così fosse, son contento di avere colto l'ultimo frammento di una tradizione ed averlo qui eternato.
C'è una canzone della premiata coppia Sgalambro-Battiato che dice testualmente: "se vuoi conoscere i tuoi pensieri di ieri osserva il tuo corpo oggi, se vuoi sapere come sarai domani osserva i tuoi pensieri di oggi" (Il cammino interminabile, 2001). E' proprio vero, ed è questo il senso di quanto scrivevo poco sopra.
Stasera è una di quelle sere in cui, camminando nel gelo lentamente, sentendo i miei passi blandi, ho ascoltato la voce del mio cuore che mi diceva che quanto sono oggi, è figlio di quanto ho scelto ieri. E quello che sarò domani, sarà figlio di quello che sceglierò oggi.
Tutto scorre. Come nella spettacolare immagine del tramonto sul lago, a Varenna, che pubblico stasera. Nell'immobilità dell'imbrunire, il battello scorre via con giochi di luce sul lago...
(nella foto di oggi tratta da http://www.balconisullealpi.it: tramonto a Varenna)

martedì 19 gennaio 2010

Vivere la Vita come un'opera d'arte

Si può aprire un post con Gabriele D'Annunzio e chiuderlo con Giacomo Leopardi, passando da Dante Alighieri? Trovando una connessione tra le parole del primo e del terzo, tramite il secondo? Ho meditato un pochetto in questi giorni ed un sottile fil rouge ha unito i tre maestri della letteratura. Passando tra i miei pensieri...
"Bisogna fare della propria vita un'opera d'arte e strapparla all'anonimato o peggio ancora alle trame di un qualsiasi altro, alle decisioni e ai voleri di terzi. La superiorità è tutta qui: offrirsi al soggettivismo più assoluto e uniformarsi solo e soltanto a noi stessi; ripudiare forme e concetti altrui e rendersi unici pedagoghi delle proprie scelte. Habere non haberi (possedere, non essere posseduti)". Questo scriveva "Il Vate"... E questo voglio mutuare!
Leggendo queste righe e ripensando a quanto ho vissuto nella mia Vita mi è venuta improvvisamente in mente la pittura di Ennio Morlotti, così materica e pastosa. Se si vivesse la Vita come un quadro a volte ci si accorgerebbe ancora di più di come il Tempo non si possa fermare. Immagino l'artista, con la sua tavolozza, che preso dall'istinto dell'attimo fuggente dipinge ad olio, con una spatola, seguendo il suo cuore. Può solo seguire il suo cuore.
Non ha scelte: se si fermasse a ragionare, il colore ad olio seccherebbe e non riuscirebbe più, con la spatola, ad amalgamare i vari colori...
Ecco: quante volte nella Vita, davanti ad un quadro che stavamo dipingendo con gli accadimenti della parte casuale del nostro viver quotidiano, non abbiamo avuto il coraggio di seguire l'attimo rovinando l'opera d'arte in fieri con eccessivo raziocinio?
"Bisogna fare della propria vita un'opera d'arte..."
Bisogna avere la grande capacità di godere sempre, ma con razionalità: la giusta misura,perchè troppo raziocinio potrebbe precluderci della infinite sensazioni...
Solo vivendo ogni cosa che la Vita ci offrirà si sarà in grado di evitare di rimpiangere i momenti non vissuti. E con l'Arte nella Vita, mettendo l'Arte in ogni nostro piccolo gesto, credo che si possa ancora di più cogliere il senso della Bellezza. E meravigliarsi della stessa...
Proprio come la meraviglia di Dante, uscendo dall'Inferno: "E quindi uscimmo a riveder le stelle (Inferno XXXIV, 139)". Proprio quando ci siamo dimenticati di osservarle, di tanto in tanto, quelle stelle che in ogni notte serena ci osservano, soprattutto d'inverno, eccole apparire nel loro splendore: "Vaghe stelle dell'Orsa, io non credea / Tornare ancor per uso a contemplarvi /Sul paterno giardino scintillanti..." (Giacomo Leopardi, Le Ricordanze).
Vivere la Vita come un'opera d'arte, è una parola d'ordine!
(nella foto di oggi tratta da http://www.museiciviciveneziani.it: Ennio Morlotti, Campagna d'autunno (1956)

martedì 5 gennaio 2010

Presepe di Brianza

Prima che l'Epifania, come tuona l'adagio, "tutte le feste porti via", volevo condividere un post natalizio. Ma che di natalizio in realtà ha ben poco se non il contesto temporale in cui è stato creato ed il titolo. Già, il presepe o presepio. Cos'è? Lo sappiamo tutti.
Ma a volte, quando davanti agli occhi ci troviamo paesaggi così perfetti come se fossero un precisissimo cammeo, arzigogolato e cesellato in ogni sua piccolissima parte con una precisione che non ha dell'umano, vuol dire che ci si mette anche il Cuore. E definiamo questi paesaggi un "presepe".
Ma quando si parla di Cuore si entra nelle paludi dell'Amore. Paludi... Potrebbe anche essere un assolato paesaggio mediterraneo, l'Amore; dipende dai punti di vista e da quanto uno sta vivendo od ha vissuto. Ma il mio Cuore non batte solo per vicende amorose nel senso più lato (ovvero per un battito stimolato dalle fanciulle che ho incontrato nella mia Vita), ma batte, soprattutto in questo momento di Terra di Mezzo tra vicende imprevedibili, per la mia Terra.
In questo momento amo soprattutto la mia Terra di Brianza, con i suoi paesaggi, le sue inquietudini, i suoi infiniti silenzi.
Da qui in avanti, questo post, è solo la voce del mio Cuore che batte, osservando la magnifica valle, all'imbrunire.
Già, la valle. E' avvolta in un silenzio surreale. Il vespero avanza ed il fumo che ondeggia sui boschi si fa velo blu, leggero e trasparente. Le ultime voci, gli ultimi rumori dei boscaioli. Gli ultimi rari canti degli uccelli. Ora odo i miei passi, ora un colpo di vento fa fischiare i fili della vigna. Lo sguardo ondeggia come quel fumo. Le prime luci s'accendono sulla pianura sullo sfondo, e sembrano portare con sè la frenesia della corsa agli acquisti. Poi il faro di Brianza, Montevecchia, che gioca con le ultime luci del tramonto, una sorta di braccio di ferro tra la luce del sole, ora calda ed arancio anche se resa più tiepieda dalla bruma, e la luce artificiale che ad ogni "siretina" avvolge il Santuario della Beata Vergine del Carmelo in un caldo abbraccio. Poi il marrone cupo dei boschi, spogli di foglie, inondati dal loro irreale silenzio. Come isola in questi boschi è Cascina Costa che cattura lo sguardo, quasi fosse un presepe. Le sue piccole luci, il fumo dei camini che s'unisce a quel velo blu che ondeggia sui boschi, sempre più materico. Sento il mio respiro. Chiudo gli occhi, che senza vergogna, s'inumidiscono d'una lacrima. E' la mia emozione.
La sua Essenza danza col fumo sopra i boschi: è il mio presepe di Brianza.
Ad meliora!
(nella mia foto di oggi: Cascina Costa di Perego "in siretina")